06-07-2011

Finanziaria, le solite vecchie cose, occorre informatizzare la pubblica amministrazione

Si toccano un po' tutti i tasti storici della demagogia fiscale in questa Finanziaria che propone condoni a cittadini che spesso non sono colpevoli di sanzioni comminate sulla base di accertamenti presuntivi (la rivolta verso Equitalia sta assumendo contorni significativi), prelievi sui conti correnti,  discriminazione della tassazione a favore dei titoli di stato. Si tratta almeno in questi casi di misure da stato dirigista, che vanno ad ulteriormente penalizzarre un paese che da dieci annii non cresce, colpendo soprattutto la classe dei piccoli imprenditori che avranno ancora meno incentivi a fare impresa. Eppure, se si fosse disposti ad essere impopolari, le misure di razionalizzazione sull'amministrazione pubblica porterebbero a casa molti piu' denari di questi provvedimenti che riportano alla vecchia logica del contributo "straordinario". Se ad esempio i servizi postali fossero pagabili via Internet allo stesso costo di un bollettino postale, si potrebbero bloccare le assunzioni a Poste Italiane, dirottando la forza lavoro eccedente su controlli fiscali sul posto (il numero di esercizi commerciali che fa ancora una quantita' di nero e' impressionante).  Ancora, si potrebbero evitare ulteriori tagli all'universita' se si abolisse il fuori corso se non in condizioni di disagio sociale ed economico. Oggi l'universita' si finanzia con le rette di studenti ricchi le cui famiglie possono permettersi di tenerli all'universita' ben oltre i termini prestabiliti. Cosi'pero' si affollano le aule di studenti mediocri che squalificano il valore dei titoli di studio rendendo ancora meno competitiva l'universita' e creando ulteriore disoccupazione giovanile, gia' a piu' di un terzo degli studenti. Si potrebbero invece valorizzare le scuole di avviamento professionale (provate a trovare un bravo liutaio, o un bravo fabbro) spiegando ai giovani che vi e' piu' dignita' in un lavoro artigiano che in una laurea strappata per disperazione.
Ora speriamo che l'Italia, qualsiasi siano le conseguenze, resista alla pressione che ricevera' dalla Comunita' europea per sottoscrivere i suoi 32 miliardi di inutile contributo alla Grecia. A quelli poi si aggiungeranno quelli del Portogallo (che in base al giudizio di Moody's e' messo come la Grecia) e l'anno venturo tocchera' all'Irlanda. I tassi nel frattempo salgono e questo aggrava ulteriormente le esigenze di cassa dello Stato. Se non si ricorre in tempi brevi alla ristrutturazione dei debiti dei tre paesi piu' compromessi, poi tocchera' anche all'Italia.
L'Occidente ha vissuto spesso periodi bui ma una classe dirigente cosi' poco disposta al sacrificio non la conosceva dalla guerra.
 

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