03-05-2011

Gas naturale, mercato di domanda ed offerta

Nonostante quasi tutte le materie prime esprimano nuovi massimi, nonostante la tragedia di Fukoshima abbia riacutizzato nell’opinione pubblica ansie e perplessità nei confronti del nucleare e nonostante la “fame” di approvvigionamenti energetici duraturi, poco inquinanti e non soggetti a rischi geopolitici sia crescente il gas naturale, quotato negli Stati Uniti, è in continua discesa.
A differenza che per il petrolio, la distribuzione del gas è molto più localizzata: per essere trasportato necessita in genere di essere liquefatto. Il trasporto avviene per navi o per lunghi oleodotti, evidentemente non concepibili per trasporti transatlantici. Ciò determina la mancanza di un vero e proprio mercato globale che determina a sua volta differenze, a volte significative, dei prezzi per aree geografiche.

Questa argomentazione merita di essere approfondita in considerazione del fatto che la convivenza con un rigassificatore suscita meno ansia di quella con una centrale nucleare e che il gas ha l’indubbio vantaggio di costare meno, di non produrre scorie radioattive, di poter alimentare centrali elettriche e di servire per l’autotrasporto..

Sono le tecniche di estrazione del gas ad aver subito una forte evoluzione. Attualmente si entra in faglie (shale gas) per estrarre non più verticalmente, tramite perforazione, ma orizzontalmente, tramite rottura. Il gas diventa dunque abbondante, e abbondante proprio nelle aree a massima richiesta energetica, anche se le tecniche di estrazione non sono sempre compatibili con esigenze di conservazione ambientale. L’estrazione, infatti, utilizza molta acqua, per provocare fratture idrauliche in rocce argillose e su vaste aree e recenti denunce negli Stati Uniti hanno reso pubblico l’uso di tecniche di “bombardamento” più selvagge.

Ma, come dice il petroliere texano T. Boone Pickens, che giura sul gas naturale per il futuro energetico americano, in mancanza di un piano energetico di lungo periodo (e in Italia la situazione è forse peggiore), il gas naturale è una delle poche risorse abbondanti in grado di sostituire il petrolio, del quale risulta essere meno inquinante.

La sua diffusione può quindi essere progressivamente estesa, oltre che ai tradizionali usi domestici, ai trasporti. Energie alternative (della scorsa settimana l’acquisizione da parte di Total di un grosso produttore di pannelli fotovoltaici negli Stati Uniti), che possono solo supplire complessivamente a percentuali ridotte del fabbisogno energetico e dubbi sul nucleare sembrano farne una facile scommessa. La sua diffusione contribuirebbe inoltre a rompere gli equilibri fin qui creatisi nell’oligopolio dei paesi produttori (Russia, Iran, Algeria, Quatar).

Il consumo mondiale di gas naturale è salito e l’indice americano Henry Hub è sceso di circa tre quarti del suo valore a partire dal 2008. In Italia pochi investitori si sono avventurati nell’acquisto dell’ETF trattato alla borsa italiana (codice Bloomberg NGAS IM, isin GB00B15KY04) che quota 0,21 euro contro i circa 2 del giugno 2008. Il crollo del prezzo, più che proporzionale rispetto a quello della materia prima, dovrebbe mettere in guardia dal partecipare al mercato delle materie prime attraverso un ETF. Infatti, gli operatori che impacchettano tali prodotti lo fanno di norma investendo sul mercato future della materia sottostante: se, come nel caso del gas naturale, il mercato rimane per lunghi periodi in “contango” (vale a dire i prezzi per consegna futura sono inferiori dei prezzi spot) un ETF può perdere molto più del mercato o addirittura perdere quando il mercato guadagna.

Essendo l’ ETF espresso in euro ma trattato il gas in dollari, in aggiunta al “funzionamento” dell’ETF, si dovrà valutare la variabile della componente valutaria dell’investimento.
Esistono però valide alternative su singoli titoli. In Italia, oltre alla tradizionale Saipem, Landi Renzo produttrice di motori a gas. L’azienda che è davvero a buon mercato è in joint venture con Toyota per lo sviluppo di una linea di prodotti nel settore. Air Liquide, già però cara a questi prezzi, è nel settore presenza di rilievo in Europa.

Interessante il mercato americano, dove la Cina ha acquisito il controllo della canadese Encana. Per le interessanti valutazioni tra i grandi produttori quotati statunitensi segnaliamo Questar (STR) e Atmos Energy (ATO).


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