10-07-2007

Sarkozy, il coraggio di uscire dal branco

Sarkozy è stato criticato un po' da tutte le parti in questo periodo per avere messo in discussione alcuni dei pilastri fondamentali su cui si regge il meccanismo dell'unione ed il funzionamento di alcuni organi di controllo.
Sul piano domestico ha ufficialmente dichiarato di voler spostare più in la di due anni, al 2012, il contenimento del deficit di bilancio al 2,5% del Pil promesso ai partner europei solo tre mesi fa dal suo predecessore, con una riduzione delle tasse che dia fiato all'economia (si vede in Italia che conseguenze devastanti ha un aumento della pressione fiscale sulla piccole e media imprenditoria), lavorando d'altra parte al contenimento della spesa sanitaria, che al di la delle facili demagogie è totalmente fuori controllo in larga parte dei paesi europei.
Sul piano monetario ha attaccato Trichet per la sua ossessione sul tasso di Inflazione, richiedendo un intervento più partecipativo delle forze politiche al dibattito sui tassi di cambio. Ha anche avanzato proposte per il successore alla presidenza del Fondo Monetario Internazionale (l'attuale presidente termina il mandato ad ottobre), organismo che senz'altro non sta svolgendo la funzione cui sarebbe preposto.
Subito si sono levate le reazioni indignate di Banca Centrale (peraltro spaccato al suo interno, Draghi ad esempio pensa da tempo che i tassi non dovrebbero più salire) e Presidenza dell'Unione di turno, affidata ai portoghesi.
Questi burocrati vivono bene nello status quo in cui anni di espansione economica, (grazie ma non solo all'Euro, l'Inghilterra l'Euro non ce l'ha ed è cresciuta molto più della media europea) li hanno garantiti.
Può darsi, come molti dicono. che in Sarkozy siano presenti i geni di un nazionalismo un po'gaullista, ma c'è una grande differenza tra liberismo e immobilità. C'è bisogno di uomini come il presidente francese per scuotere questi burocrati dal loro torpore.


Segnala un amico

Your email address *
Inserisci l'indirizzo email a cui vuoi segnalare *