16-02-2018

Tassi Americani al 3%, Mercati Drogati ma Insostenibili

Nessun politico vuole davvero il confronto quando è seduto da qualche parte e i Democratici americani hanno fatto di tutto per cercare di evitare di prendere posizioni.
Ma ora se vogliono non essere estinti, devono sacrificare i privilegi che legano tanti di loro alle fortune dei mercati di borsa (come per i Repubblicani) e prendere posizioni nette entro marzo, quando un nuovo accordo sulla Finanziaria dovrà essere trovato sui budget di spesa faraonica messi in campo da Trump.

In Europa la stuazione è di stallo assoluto, la BCE assiste inerme alla rivalutazione dell'euro in assenza di una guida politica dalla Germania, che difficilmente arriverà in una direzione gradita alle borse, la nuova leader del SPD tiene in mano la Merkel ed è improbabile che si allinei alle politiche volute dalla cancelliera e da Macron, pena l'estinzione del suo partito.

In Italia le banche non sono mai state così malconce e siamo alla vigila di una elezione che comunque vada consegna il paese in mano a dei mediocri.

Sicuramente le borse gradirebbero sopra tutte una coalizione tra Renzi e Berlusconi ma l'entusiasmo durerebbe poco, perché i due uomini non affonteranno mai con energia i problemi di MPS, dell'Ilva, dell'Alitalia (che ora tutti sembrno volersi strappare di mano). Lavorerebbero invece a un polo di telecomunicazioni media contenuti tra Telecom, Mediaset e Vivendi che sostanzialmente cancellerebbe la informazione indipendente, ammesso che ve ne sia ancora, e aumenterebbe enormemente il costo delle telecomunicazioni. I giornali sono stati pieni per settimane della polemica sui due centesimi dei sacchetti di plastica, arma di distrazione di massa, mentre gas e energia elettrica sono aumentate di un cinque per cento medio, sifonando dalle tasche degl italiane stimiamo tra i cinque e gli otto miliardi all'anno.
Lo stesso accadrà con le telecomunicazioni se la rete viene consegnata a questo mischione stato privato che deriverebbe dal connubio Mediaset Telecom.

Da anni consideriamo i mercati finanziari sopravvalutati ma come nel 2008, vediamo ora tutti i presupposti per una crisi Finanziaria di ampie proporzioni.

I mercati obbligazionari sono difficili da pilotare, anche per la Fed e al raggiungimento della soglia del 3% sul decennale americano è probabile che i flussi inizino a spostarsi dall'azionario all'obbligazionario.

E che il dollaro si rivaluti molto; a un certo punto la stessa BCE dovrà ammettere che la crescita europea è alle spalle, se crede ancora in un progetto europeo: a questi livelli di cambio l'Italia non ha possibiltà di competere all'estero, soprttutto nelle industrie a bassi margini.
 

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