28-10-2011

Unione Europea, i Conti Davvero non Tornano

Per tutto quello che abbiamo letto dalla stampa, ci sembra davvero che il mercato non abbia capito assolutamente niente della sostanza del piamo presentato ieri dall' Unione Europea. E'probabile che l'incomprensione derivi dal fatto che la comunicazione sia volutamente poco chiara. Il comunicato ufficiale, nella sua versione originale, quindi prima della traduzione, è una prosa con cui uno studente delle medie non passerebbe l'esame scritto. A noi sembra che il mercato non abbia capito almeno queste cose: 1) Il debito greco non scende del 50%, ma su alcune scadenze, equivalenti a circa cento miliardi, alle banche viene chiesto di convertire le emissioni in portafoglio con altre a più lunga scadenza e a più basso tasso. Il debito greco è di oltre trecentocinquanta miliardi, quindi cento non ne sono la metà. Il rapporto debito/Pil della Grecia sta probabilmente intorno al 160% per cui un"taglio" di cento miliardi porterebbe il rapporto debito/Pil, immediatamente, intorno al 110%. Invece nel comunicato si legge che si spera il rapporto possa scendere al 120% per il 2020. Con la complicità delle agenzie di Rating, che evidentemente hanno concordato di non considerare questo scambio di obbligazioni come un Default. 2) Il Fondo Salvastati non è aumentato di niente, perchè le garanzie dei paesi sono rimaste le stesse. Si spera di convincere Cinesi e Fondo Monetario a mettere loro le garanzie per arrivare ad un triliardo di euro. E' come dire che un'azienda indebitata per un milione di euro dice di avere ottenuto finanziamenti per un altro milione prima di averli chiesti alla banca. Siamo decisamente presi in contropiede dal rialzo delle borse e ancora di più dall'indebolimeto del dollaro (il "dollar index", una misura della forza relativa del dollaro rispetto alle altre divise è sceso a 75, molto vicino al minimo toccato dall'inizio della crisi), ma come accennavamo ieri, bisogna guardare a cosa sta succedendo sui mercati obbligazionari, dove davvero operano sia le banche centrali che i grandi operatori. Le aste per i titoli italiani di stamane sono andate al massimo storico dei rendimenti. Inoltre lo Spread dei BTP sui Bund è tornato sopra trecentosettanta punti, ma con il bund che ha perso due punti percentuali dall'altro ieri. Quindi lo Spread è leggermente minore dei massimi toccati, ma i rendimenti sono ai massimi assoluti. Se come nel caso degli acquisti di titoli da parte della BCE questo fumo non aiuta a far scendere i rendimenti in Italia, il problema è punto e a capo. Inutile dire che liquideremmo oggi tutte le posizioni azionarie sui mercati europei (sul mercato statunitense il nostro indice MVi ci indicava tre mesi fa un possibile livello di 1300 per l'S&P, ora raggiunto), compreremmo dollari e venderemmo materie prime. Chi comunque sta più tranquillo fidandosi delle proprie sensazioni, tenga d'occhio i rendimenti sul decennale italiano. Se non scendono nel corso delle prossime settimane, i mercati non possono che correggere pesantemente.

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