17-07-2012

Fiat, Prezzo 4,11

Setttimane dove i segnali di disimpegno non solo dall'Italia - con 1,4 milioni di auto comprate all'anno basterebbe secondo Marchionne lo stabilimento di Mirafiori - si fanno sempre più sensibili, dei giorni scorsi l'annucio del disinvestimento dalla joint venture con Peugeot in Francia per la produzione di veicoli leggeri.
Da mercoledì si discuterà in ambito UE di accordi commerciali con il Giappone per il settore automobilistico, su minori vincoli tariffari, proprietà intellettuale e liberalizzazione dei servizi. L'accordo è osteggiato da tutti i principali operatori, dove dall'atteggiamento di Hollande nei confronti dei tagli annunciati di Peugeot si desume ancora una visione consortile legata al vecchio valore "strategico" dell'industria, ma è certo che andrà sostenuto, se si vuole competere con gli analoghi accordi che gli Stati Uniti stanno promuovendo con i giapponesi.
Ai grandi produttori europei non rimane allora che diventare meno europei, dove nel caso di Fiat siamo convinti che nell'agenda di Monti dello scorso fine settimana vi fossero discussioni sulla progressiva "americanizzazione" dell'azienda. Crediamo che negli Stati Uniti si stia  formando l'idea di un aiuto all'Europa, forse attraverso il nuovo probabile "quantitative easing".
Ma questi aiuti non arriverebbero gratis. Ford in settimana ha riportato un calo del dieci per cento per il primo semestre nelle vendite europee ed è certo che una concorrenza locale sempre meno folta darebbe all'amministrazione americana ragioni più strategiche per giustificare i passati salvataggi operati nel settore.
Ieri Fiat saliva del quattro per cento nelle ultime battute di borsa, senza nessuna ragione apparente. Il titolo, a sette vole gli utili non è caro ma l'azienda siede su una montagna di debiti. Che senz'altro potrebbero in parte smaltirsi andando a concentrare il grosso della produzione negli Stati Uniti.

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