17-06-2005

Finanze pubbliche, quali le opzioni

Lo sfondamento del limite del 3% nel rapporto tra deficit pubblico e Pil per cui l’Italia ha ricevuto un richiamo ufficiale da parte dell’Unione Europea, impone l’esame di alcune possibili misure di finanza pubblica che alternativamente aumentino, in via continuativa e non attraverso provvedimenti di finanza straordinaria le entrate o riducano le uscite.
Sul fronte delle entrate le ipotesi più accreditate sulla stampa negli ultimi tempi sono quelle di un aumento della tassazione sulle rendite finanziarie o delle imposte indirette (Iva) a fronte di una riduzione o eliminazione dell’Irap.

La prima ipotesi permetterebbe di raccogliere ben poca cosa, se pensiamo che larga parte degli investitori stanno ancora recuperando le perdite fiscali accumulate tra il 2000 ed il 2002.
Un aumento dell’Iva avrebbe d’altra parte un effetto depressivo sui consumi, in una fase di domanda già di per se stagnante.
Sul fronte delle entrate, la cosa più logica e forse meno impopolare sarebbe forse un aumento dell’Ici sulle seconde case.

La vera soluzione passerebbe però attraverso una riduzione di alcuni capitoli di spesa. L’Italia“vanta” infatti il più alto rapporto tra i paesi più industrializzati tra dipendenti pubblici ed insieme della forza lavoro. Prima o poi un governo, non importa quale, dovrà decidersi ad affrontare il problema.


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