26-10-2018

Stati Uniti, Primi Segnali di Rallentamento, Se Non di Recessione

Spesso i banchieri centrali sarebbe meglio se stessero zitti se non hanno niente da dire, come è stato ieri il caso di Draghi e di Clarida, vice di Powell alla Fed. Clarida ieri ha mandato il dollaro sotto 1,14 contro euro dicendo che una politica di rialzi graduali è appropriata ma che i tassi saliranno più del previsto se l'economia sarà forte e meno del previsto se l'economia sarà debole; in pratica non ha detto nulla.

Draghi ha fatto lo stesso dicendo che la crescita c'è in area euro ma un po' meno del previsto, lasciando aperte sostanzialmente tutte le porte (soprattutto a se stesso, scommetteremmo su un prossimo incarico privato, molto ben remunerato).

Segni di chiaro rallentamento arrivano in America dai dati sui nuovi permessi abitativi https://www.calculatedriskblog.com/2018/10/housing-and-recessions.html, storicamente l'indicatore anticipativo per eccellenza dei cicli economici, e ieri sera dai risultati dei grandi dell'high tech, in particolare di Amazon.

La larga parte delle recessioni a livello mondiale è iniziata perché la banca centrale americana alzava troppo velocemente i tassi, tutti i bancheri centrali sono ossessionati dall'eccessiva Inflazione di cui non si vede traccia alcuna da trent'anni, ovvero da quando la popolazione ha iniziato a invecchiare sensibilmente. Qui l'economia è sembrata molto forte nei mesi scorsi ma forse per l'effetto delle misure di Trump, che come in tutti gli altri momenti della storia in cui si è virati verso il protezionismo, danno una spinta iniziale che poi viene più che compensata da una caduta successiva.

Da parte loro i Cinesi portano lo yuan al lvello minimo contro dollaro da dieci anni, a compensare le tariffe imposte dall'amministrazione americana.

L'Europa a questo punto sconta lo scenario più nero proveniente dall'Italia, oggi il secondo giudizio delle agenzie di Rating. Ieri Salvini, forse convinto che il denaro si possa fabbricare, afferma che il governo italiano è pronto a sostenere gli aumenti di capital delle banche,  dimenticando o  più probabilmente non sapendo che sono soggette a supervisione europea da parte della Bce e alle regole sugli aiuti di stato. Oggi speriamo in qualche segnale di ragionevolezza prima del giudizio di S&P,  se si vuole evitare il peggio.

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