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11-07-2013

Banche Centrali, Guerra Aperta

Dollaro statunitense che si comporta ieri sera, dopo il discorso di Bernanke e la pubblicazione dei commenti del direttivo della Fed, come una divisa di un paese emergente: circa il meno tre per cento in un giorno, la caduta più significativa nell'arco di dodici ore nella recente storia dei cambi. Anche se vi è evidente divisione all'interno della Fed i commenti di Bernanke hanno fatto intendere al mercato, come anticipavamo alcuni giorni fa, che probabilmente a settembre non succederà proprio nulla. Le affermazioni sono volutamente confuse, l'epoca della comunicazione aperta al mercato, inaugurata proprio da Bernanke, sembra decisamente finita. Ma è probabile che il motore trainante di quello che sembra difficile non definire un voltafaccia sia stata la reazione al discorso di Draghi della scorsa settimana, che finalmente apriva ad un euro molto più debole.
Poche ora fa la Banca del Giappone ha lasciato invariata la propria politica monetaria: paradossalmente nonostante sia quella più generosa, tra i tre blocchi, in rapporto alle dimensioni del Pil, gli operatori guardano la direzione delle politiche monetarie, non il loro valore assoluto: e dopo ieri sera si direbbe che ci sia spazio per ulteriore accomodamento senz'altro in Europa e probabilmente ancora negli Stati Uniti. Probabilmente non è così ma nel gioco delle aspettative sarà crediamo lo yen a rafforzarsi nelle prossime settimane.
In questo contesto ci attendiamo che il rimbalzo dell'oro, quasi speculare alla perdita di valore del dollaro ieri, continui nelle prossime settimane.

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