Cerca:
File Icon Versione per stampa
Segnala un amico




Lavoro nel mondo
Lavoro in Italia
18-01-2008

Banche, da finanziatori a finanziati

Le prime cinque banche d'investimento statunitensi hanno distribuito premi al proprio personale per 39 Miliardi di dollari a valere sul 2007. Merrill, che ieri ha comunicato di aver svalutato in un quadrimestre circa quindici miliardi di crediti, ne ha pagati poco meno di sedici al proprio personale. Nello stesso tempo gli istituti di "credito" (il termine inizia a suonare improprio), non solo quelli statunitensi, raccolgono capitali sul mercato, in particolare quello asiatico. Il fenomeno è preoccupante, non per le considerazioni razziste di una parte del congresso americano che ritiene che così si svenda l'America; ma perché larga parte di questo denaro viene da fondi di stampo governativo ("i cosiddetti sovereing funds"). Se la Cina investe parte delle sue riserve valutarie per acquisire quote significative in grandi banche è chiaro che le politiche di gestione di questi istituti saranno poi influenzate da questo azionista; una logica statalista in un paese in cui di vera democrazia non si può ancora parlare non sono la migliore garanzia che la voce di un azionista del genere segua logiche di mercato. Il fenomeno non è solo americano. Ubs, che comunicherà i suoi risultati il 14 di Febbraio (difficile aspettarsi belle sorprese), sta cercando di reperire più di 10 Miliardi di dollari.
Fondi hedge e di Private equity.html" class="glossary">Private equity non stanno dando migliore mostra di se: Blackstone, in borsa l'anno scorso a 38 dollari (un opinionista di Bloomberg aveva finemente notato che il momento in cui questi fondi si sarebbero quotati sarebbe forse stato il momento di uscire dal mercato), ne vale oggi poco più di 18. Non sappiamo esattamente che bonus abbia pagato Blackrock al proprio personale ma è sicuramente superiore al ritorno per gli azionisti, almeno quelli che hanno comprato azioni in borsa.

Qualche riflessione:
- le banche, in media (qualche buona eccezione ci sarà senz'altro) non remunerano il proprio personale per i risultati, né quelli degli azionisti né quelli dei clienti. Basta guardare agli stipendi dei primi banchieri italiani per rendersi conto che il fenomeno riguarda anche casa nostra;
- il senso di appartenenza è molto discutibile; in tempi di grandi banchieri, il personale che riceve questi bonus miliardari avrebbe rinunciato a parte della torta per ricapitalizzare l'azienda (sarebbe bastato che Merrill non distribuisse bonus per quest'anno per non avere bisogno di ricorrere disperatamente al mercato)
- dove siano le Banche centrali mentre tutto questo accade rimane un mistero; certo non aiuta il fatto che alcuni esponenti istituzionali di spicco (incluso il nostro banchiere centrale), vengano da precedenti esperienze in banche d'affari.

Il vero perdente è il sistema produttivo, che per anni a venire dovrà cercare di ricorrere soprattutto all'autofinanziamento, mentre le banche continuano a prestare soldi al privato per comprarsi il televisore di ultimo modello.

Le possibili soluzioni:

- negare quanto più possibile il collegamento tra sistema finanziario ed istituzioni; senz'altro le voci maligne che sostengono che il fatto che non sia un caso che Goldman Sachs sia l'unica banca americana a fare soldi mentre il suo ex numero uno è segretario del tesoro sono infondate, ma la sola supposizione non giova né alla fama della banca né soprattutto alla credibilità delle istituzioni; non aiuta inoltre che Greenspan ora vada a fare il consigliere di Deutsche Bank e di uno dei pochi fondi hedge che l'anno scorso hanno scommesso contro il mercato dei mutui (i cui problemi molti economisti attribuiscono proprio alla gestione dell'ex banchiere centrale statunitense).
- legare i bonus del personale a risultati pluriennali; i risultati devono essere non solo quelli dell'azienda (se l'azienda è quotata considerando anche l'andamento del titolo), ma anche quelli per i clienti.

Questo genere di rivoluzione nei comportamenti non viene quasi mai da lungimiranza ma da necessità. La speranza, ma nel presente scenario non è utopia, è che il sistema finanziario inizi ad essere costretto a comportarsi meglio, se vuole sopravvivere.



Segnala un amico

Your email address *
Inserisci l'indirizzo email a cui vuoi segnalare *