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08-03-2018

Da Italo a Tim, la Paura di un "New Deal" C'è, Eccome

Forse sono cambiate le regole del gioco ma pare strano che i responsabili di fondi americani (in genere quelli che spuntano agli aumenti di capitale delle banche non li ha mai sentiti nessuno) si strappino di mano aziende italiane piene di debiti proprio prima dell'insediamento di un nuovo governo che potrebbe pesantemente incidere sulla loro economicità. Lo scorporo della rete di Tim deciso ieri in tutta fretta (operazione spinta da Calenda per l'ingresso di CdP per mettere mano alle tariffe telefoniche) non è certo una priorità per un governo che da chiunque verrà guidato certo non vorrebbe come primo (o secondo) atto imporrre un aumento dei costi ai cittadini, dopo il cinque per cento di gas e elettricità già subito a gennaio. Si dice la priorità dei Cinque Stelle sia invece quella di scongiurare gli aumenti automatici dell'Iva che deriverebbero dai meccanismi di stabilizzazione europei: ma per farlo vorrebbero negoziare uno sforamento del 3%, non trovare i soldi altrove.
Se Italo fosse rimasto con la vecchia proprietà certamente il prossimo governo avrebbe spinto per un aumento del costo binario chilometro (Italo viaggia quasi gratis sui binari pagati dai contribuenti). Ora con il socio americano è più difficile punire un investitore appena entrato sul mercato.
Sarà forse una tendenza eccessiva al sospetto la nostra ma questi fondi, se davvero sono investitori e non coperture per i vecchi soci, sono proprio ingenui.

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