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20-12-2017

Qualche Riflessione su Cosa Può Guidare i Mercati nel 2018

L'anno finisce sulle note della riforma fiscale americana, i cui effetti più immediati sono la cancellazione dell'assicurazione sanitaria obbligatoria
e la tassazione sulle liquidità detenute all'estero. La borsa si concentra spesso sull'effetto mediatico dei provvedimenti dunque è probabile che ragioni
a breve su questi due elementi: le aziende che detengono grandi liquidità all'estero saranno probabilmente vendute e quelle che offrono servizi sanitari
  saranno probabilmente comprate.

Sugli effetti più di lungo periodo rimandiamo alle considerazioni fatte nei due articoli in home page.

In area euro, la cosa che balza immediatamente all'occhio è una divisa estremamente sopravvalutata con un differenziale di tassi
a favore del dollaro che non è mai stato cosi' ampio: la BCE ha steso diversi scenari alternativi, quello di base con un dollaro a 1,17
contro euro ma anche uno a 1,36: la preoccupazione evidente è che i tassi bassi in Europa non siano sufficienti a far deprezzare l'euro.
D'altra parte tra elezioni austriache, le difficoltà di fare un governo in Germania, domani le elezioni in Catalogna
(che molti considerano un problema passato) e la incapacità dell'Italia di affrontare in modo trasparente la questione bancaria
(oggi Creval sale perché l'aumento di capitale è stato rinviato, nessuno dice chi avrebbe comprato l'inoptato in Carige,
l'avvicendamento a MPS viene passato come una non notizia) sono tutte circostanze che spingono a un marcato indebolimento dell'euro:
come l'anno scorso ci aspettavamo un forte rimbalzo della divisa unica ora non ci stupiremmo di vedere una caduta di almeno dieci punti percentuali.

In prospettiva dunque punteremmo, soprattutto in Italia, su aziende che esportano prevalentemente in area extraeuro e che non hanno problemi di indebitamento
, perché sino a che non la si racconta tutta sulle banche italiane, non vi sono spazi per un sostegno del credito alla media azienda italiana.
Recentemente Ferragamo ha cancellato le previsioni sul 2018, l'euro forte pesa particolarmente sul settore della moda, ma Ferragamo, Cucinelli e Moncler
hanno tutte capito l'effetto benefico della normativa sul patent box, che hanno adottato: il settore della moda e in particolare queste tre società possono fornire
qualche spunto interessante.
 
Non crediamo che i Piani individuali di Risparmio contribuiranno ulteriormente al rialzo delle quotazioni di piccole e medie aziende: quelle che sono salite tanto nella prima parte dell'anno sono scese molto non appena la borsa ha smesso di correre: il risparmiatore non aspetta cinque anni se si spaventa per il ribasso dei corsi, benefici fiscali o meno.

In Europa, assistiamo da qualche giorno a una rivalutazione dei corsi delle piccole medie aziende tedesche (tipo Bertrand al nostro portafoglio europeo) e a una caduta dei corsi dei grandi colossi, in particolare della chimica (Henkel, Bayer). Crediamo la tendenza si accentuerà, così come in Francia dove le politiche economiche di Macron assomigliano sempre più a quelle di Trump ( la citazione è di Krugman premio Nobel per l'economia 
http://economistsview.typepad.com/economistsview/2017/12/trump-macron-same-fight.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+EconomistsView+%28Economist%27s+View%29).

Crediamo dunque che sia in Francia che in Germania verranno mediamEnte premiate in borsa aziende più "provinciali" e legate alla economia domestica.

Grande favorito tra i mercati europei è a nostro avviso il Regno Unito, dove in un modo o nell'altro la separazione con un'area euro sempre più divisa si sta definitivamente consumando. Il portafoglio che abbiamo sulla Gran Bretagna è un misto di settori legati all'economia domestica e a industrie globali.

Il nostro portafoglio mercati emergenti finisce a circa sessantacinque per cento di rivalutazione sul 2017 e pensiamo Cina, Corea e per certe industrie il Giappone (in particolare sul settore delle batterie con Panasonic) rimangano le aree di maggior potenziale.

Un'occhiata con la parte più rischiosa del portafoglio si può senz'altro dare anche ad alcuni mercati emergenti del Sud America con Cile (dopo le elezioni politiche, spesso parliamo di SQM come di un'azienda con del potenziale), Messico e Brasile in prima battuta: anche sui mercati obbligazionari.

In assenza di normative precise sull'antiriciclaggio che traccino le transazioni che passano sulle cripto-divise non vi sono particolari ragioni per prevederne un crollo: di denaro sporco ne gira tanto  in parte finisce sicuramente lì: ogni giorno ascoltiamo interviste di ragazzini incompetenti che vendono l'idea che le criptovalute siano una forma alternativa di investimento, ma sono invece mezzi di pagamento. Sintanto che possono aiutare a chiudere transazioni dubitabili, ne crescerà la domanda.

Ragioni prevedibili per enormi crolli delle borse non ve ne sono senz'altro negli Stati Uniti, dove il livello di indebitamento delle aziende è alto ma l'accesso al mercato dei capitali non è mai stato così facile e in Oriente dove la tecnologia più innovativa (mobilità, energie alternative, semiconduttori) si va sempre più concentrando.

In Europa sono invece le banche quelle che potrebbero portare a improvvise prese di coscienza.

 
 

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