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05-02-2016

Sofferenze Bancarie, i Numeri non Tornano

Molta poca trasparenza che non aiuta certo a risuscitare interesse nei titoli del settore. Secondo una analisi presentata dal direttore della vigilanza di Banca d'Italia a dicembre 2015 VAR-2015/Barbagallo-09122015.pdf">https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-vari/int-VAR-2015/Barbagallo-09122015.pdf , basta leggere le prime tre pagine, a giugno dell'anno scorso le sofferenze lorde, cioè senza gli accantonamenti delle banche, ammontavano a 210 miliardi ovvero il 18% degli impieghi, circa 2 triliardi. Nel 2008, si dice nella medesima relazione il rapporto era al 3,8%, quindi poco meno di 80 miliardi.
La relazione dice anche che il patrimonio delle banche si è rafforzato di circa 50 miliardi e che i coefficienti patrimoniali sono migliorati sensibilmente.
Dei 50 miliardi quaranta derivano da aumenti di capitale, il resto presumibilmente da utili accantonati. Qui i conti non tornano con quanto dichiarato prima da Abi e poi da Padoan in merito alle sofferenze nette, cioè quelle dopo le svalutazioni. La cifra di 88 miliardi citata da Padoan implicherebbe che siano stati effettuati accantonamenti, di 122 miliardi ovvero 210-88. Se così fosse pero' i coefficienti patrimoniali sarebbero peggiorati, non migliorati perchè a fronte di accantonamenti di 122 miliardi il patrimonio è aumentato di 50- Le banche non avrebbero fatto utili ma perdite per effetto di   queste ingenti svalutazioni.
Vi son solo due possibili spiegazioni. O il dato di 88 miliardi è falso oppure vengono considerate componente di patrimonio le obbligazioni subordinate, che a questo punto sarebbero davvero ad elevatissimo Rischio perchè poi vanno rimborsate. La dimensione del mercato assomiglia molto alla differenza tra 122 e 50 ovvero 70 e passa miliardi.
Se poi le sofferenze nette fossero solo 88 miliardi, ovvero poco più del 4% degli impieghi, non vi sarebbe alcun bisogno di ulteriori svalutazioni ne' di bad bank, almeno a livello di sistema.
Come per il fondo di garanzia sui depositi sino a 100 mila euro, che ha una dotazione potenziale di 1,2 miliardi contro 600 miliardi di depositi, si continua purtroppo a dare versioni "tranquillizzanti" all'opinione pubblica che quando poi le cose si comlicano diventano dei boomerang.
Oramai la differenza tra correntisti, obbligazionisti, azionisti, contribuenti e lavoratori, ieri 2700 uscite "volontarie" da Unicredit, è davvero molto sottile.
A pagare le conseguenze di una eventuale crisi bancaria, bail-in o no, sarebbero sempre i soliti ignoti.
Stasera a 5 giorni sui mercati.
 

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