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08-05-2010

Fondo di emergenza per l'euro, un tentativo di salvare le banche

Il premier francese ha annunciato che per l'apertura dei mercati di lunedi' sara' sul tavolo degli operatori il piu' significativo intervento congiunto a favore dei paesi dell'area che sia mai stato varato.
Il denaro sara' preso a prestito dalle autorita' centrali europee con garanzia dei governi nazionali, il che equivale a dire che il debito pubblico degli stati membri tendera' ad aumentare.
L'alternativa, ovvero che la BCE europea compri titoli di stato immettendo moneta sul mercato, cosa che sia la Fed che la Banca d'Inghilterra hanno fatto in questi ultimi due anni, trova la resistenza dei suoi potentati. Equivarrebbe infatti a minarne l'indipendenza (anche se dell'indipendenza di un organismo il cui vice presidente, greco, non si e' accorto di quello che stava per succedere, forse se ne potrebbe fare a meno).
La garanzia sottostante dei governi e' un passo in una buona direzione: se tutti i ministeri del tesoro devono fare fronte ad un piano comune, piano piano le loro politiche fiscali tenderanno a convergere.

I fondi pero', al di la' di quello che la retorica ufficiale vendera' ai mercati lunedi' mattina, (probabilmente apriranno forti - i loro operatori avranno letto i titoli dei giornali - ma solo quelli) possono essere impiegati solo in due modi:

1) per comprare euro sul mercato: la banca centrale europea ha sempre resistito ad operazioni di intervento sul mercato dei cambi, che comunque a nostro parere funzionano su economie piu' piccole come la Svizzera e l'Australia ma non in questo caso;
2) per buttare denaro dentro alle banche, che con la crisi greca, ma anche con il 20% di disoccupazione in Spagna e i problemi di casa nostra presentano bilanci il cui attivo e' probabilmente molto gonfiato.
Su questa ipotesi di fondo scommetteremmo; si tratta dell'equivalente del TARP, il programma di sostegno delle banche statunitensi varato dal Tesoro americano prima della crisi.

Non si puo' invece pensare che il fondo vada a rimpinguare le finanze dei singoli stati membri perche' sono proprio loro i suoi garanti. Sarebbe come prestarsi i soldi da soli.

Ma il piano sara' presentato in altro modo. L'Europa, da destra a sinistra, ha continuato a sostenere che la piu' grande crisi Finanziaria dal '29 dipendeva da problemi generati oltre Atlantico. Ora si troverebbe a dover spiegare perche', in un momento in cui i dati economici americani sembrano essere migliorati, in gran parte per l'effetto degli incentivi che comunque scadranno a giugno, nascano problemi del tutto domestici.

Che il problema sia quello delle banche ci sembra evidente dal comportamento dei titoli del settore negli scorsi giorni e da una serie di improvvise "interruzioni tecniche" negli scambi di borsa, l'ultima ieri in Italia.

L'occidente liberista condanna spesso le odiose limtazioni alla liberta' di pensiero che ancora affliggono molti paesi in via di sviluppo.

Ma viene da domandarsi che tipo di democrazia stia rappresentando, se
in cambio di un'oggettiva liberta' di stampa, ammette che la comunicazione, ai piu' alti livelli istituzionali, sia gestita in modo non trasparente.





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